Salotto

Testo: Alberto Trentin
Cover: La Tram aka Margherita Tramutoli
Communitas. Forma e voce della comunicazione.
L’uomo è un essere politico e sociale ed è in base alla volontà e alla pratica della condivisione – che vuol dire incontro, ma anche scontro; accordo, ma anche disaccordo; armonia, ma anche contrasto – che nei secoli il genere umano ha potuto evolvere. In questa rubrica andremo a zonzo nel corso del tempo seguendo alcuni termini fondamentali della civile conversazione.

Rubrica mensile dedicata alla coversazione, a cura di Alberto Trentin.

 

All’inizio c’era il Simposio   

Una delle opere più note del filosofo Platone, Συμπόσιον tradotto in italiano con Simposio o Convito, ha dato spessore filosofico e fama a una pratica di lungo corso nella cultura greca, poi fatta propria da quella romana: l’abitudine di ritrovarsi attorno a un tavolo per condividere un pasto, bere e discutere attorno a temi condivisi. Dopo i due momenti fissi, quello più “volgare” del cibo (la masticazione, i rumori, gli odori ecc.), e quello liberatorio del bere, seguiva il momento del piacere hedoné. Questo poteva essere, appunto, di intrattenimento erotico, oppure musicale, oppure di conversazione e discussione su temi importanti.

Nel testo del filosofo ateniese Fedro, Pausania, Aristofane, Erissimaco, Alcibiade e Agatone si confrontano con Socrate per cercare una definizione esaustiva di Eros.

Platone, che era stato discepolo di Socrate e cioè del filosofo famoso per non aver lasciato nulla di scritto e per aver sempre cercato di cercare la verità attraverso il dialogo, non poteva che farsi scrittore di dialoghi e rappresentare la comune conversazione volta al miglioramento e alla scoperta del vero.

Nel corso della sua vita, Platone diede vita all’Accademia, forma eccelsa del salotto moderno, in cui donne e uomini potevano accedere se spinti dal desiderio di conoscenza. (*)

Raffaello Sanzio, La scuola di Atene, Stanza della Segnatura, Musei Vaticani

La civile conversazione rinascimentale

Nel 1574 vede la luce un’opera in quattro libri intitolata La civil conversazione, scritta da Stefano Guazzo, un intellettuale di famiglia cortigiana del Monferrato, già segretario di Ludovico Gonzaga, poeta, studioso di letteratura e fondatore della Accademia degli Illustri.

In questa sua opera maggiore, dedicata a Vespasiano Gonzaga (cugino di Ludovico e Guglielmo), l’autore mette in scena alcuni dialoghi tra Guglielmo Guazzo, suo fratello, sofferente sia per la febbre sia per una continua malinconia, e Annibale Magnocavallo, filosofo e medico, che vuole convincere l’amico e paziente che la cura migliore sia la conversazione con gli altri. La solitudine, a cui a volte gli eruditi e i solitari guardano con desiderio, è negata in favore della consuetudine allo stare in mezzo agli altri, che permette, attraverso la conversazione, disconoscere gli uomini e prevenire vizi come la maldicenza e l’invidia che nuocciono al vivere comune.

L’opera del Guazzo, assieme al più famoso Cortegiano di Baldassarre Castiglione, fissano su pagina – e, in parte, definiscono teoricamente e precettisticamente – un processo socio-culturale specifico del Rinascimento che si concretizza con la nascita delle Accademie, ossia dei gruppi di studiosi che si incontrano per affrontare, attraverso il dialogo e la conversazione e in modo educato, temi di cultura, società, vita, scienza.

Con la Civile conversazione, che segue il manuale di Castiglione di un cinquantennio, si supera la ristrettezza cortigiana, aprendo l’orizzonte a una socialità ben più ampia, indicando come per tutti gli uomini la discussione dialogica sia, oltre che una modalità retorica del comportarsi, anche una arma dialettica per migliorarsi vicendevolmente.

Il Salotto letterario nel Settecento francese

Con l’avvento del secolo dei Lumi assistiamo a una vera rivoluzione. Donne colte aprono la propria casa e invitano filosofi, politici, matematici, scienziati, letterati, nel proprio salotto per discutere di temi culturali di importanza rilevante. Una discussione che, da un lato, si fa via via sempre più approfondita e che, dall’altro, non è mai fine a se stessa, ma ha un impatto vivo e misurabile sulla realtà concreta, tanto che si può arrivare a dire che in certo senso la rivoluzione francese ha avuto una fase di incubazione proprio in alcune discussioni svoltesi nei salotti letterari contemporanei, come ad esempio quello di Madame de Stael.

Madame De Stael

Il salotto di Madame de Tencin

Isabella Teotochi Albrizzi

Ogni salotto aveva certe caratteristiche e si svolgeva con una precisa ritualità; ad esempio, in alcuni si andava per cena, in altri per pranzo, in altri ancora per prendere il tè. I giorni della settimana erano diversi e se alcuni ospiti erano fissi (e indirizzavano l’orientamento culturale e politico del salotto), altri ancora erano variabili.

Uno degli aspetti consustanziali al salotto del Settecento è legato ai modi del conversare, a un frasario non complicato, a uno stile educato ma vivace che doveva caratterizzare la conversazione tra gli ospiti, generando un clima in cui prevalesse lo scambio d’opinioni, il confronto e mai l’attacco e la maleducazione.

Madamoiselle Julie De Lespinasse, Marie Therèse Geoffrin, Jeanne Francoise Quinault Madame Lambert, Madame de Tencin e, più tardi, M.me Anne-Catherine Helvétius, M.me Groucy Condorcet e, appunto, Madame Anne-Louise Germaine Necker de Staël sono tra le più famose aristocratiche che hanno organizzato e tenuto famosi salotti al tempo.

La pratica del salotto letterario ha presto fortuna anche in Italia, a Milano (notissimo quello di Clara Maffei), Napoli, Roma, Venezia; qui, Isabella Teotochi Albrizzi ne tiene uno di gran successo che, pur tra i cambi di sede, avrà lunghissima durata.

Dal salotto al caffè

Una evoluzione del salotto letterario vede l’affermarsi del caffè come luogo d’elezione per lo scambio di idee. Beneinteso, non lo sostituisce ma lo integra, accodandosi alle rivoluzioni di moda e costume, e inseguendo un più ampio accesso alla pratica della discussione – che nei salotti era riservata a nobili o personaggi prestigiosi. Il caffè è adatto anche per la discussione animata, per l’elaborazione di teorie e pratiche che incidessero nella vita socio-culturale del paese.

Quella del caffè fu un’esperienza che accompagnò il dibattito culturale fin dentro al Novecento, con esiti anche importanti se si pone mente al fatto, per fare un paio di esempi clamorosi, furono il Cabaret Voltaire di Zurigo e il Caffè Giubbe Rosse di Firenze a dare il via alle avanguardie, rispettivamente, del Dadaismo e del Futurismo.

L’avvento dei talk show

È sul finire degli anni 70 che in Italia si sperimenta un nuovo tipo di programma, che viene dagli Stati Uniti, dove è diffuso da tempo e con grande successo. Lo chiamano Talk-show, spettacolo di parole, e mette in scena per un pubblico in studio, ma soprattutto per il pubblico a casa, qualcosa di simile a quanto abbiamo visto sopra: persone diverse che conversano su uno o più temi.

È un personaggio noto, proveniente dal mondo radiofonico a idearlo e condurlo, che risponde al nome di Maurizio Costanzo. A questo seguiranno altri programmi televisivi sulle reti pubbliche, ma sarà ancora Costanzo a posare una nuova pietra miliare nel lungo cammino della televisione italiana. Infatti,  il 14 settembre 1982 va in onda la prima puntata di quello che si sarebbe rivelato il più longevo talk-show delle nostre reti: il Maurizio Costanzo show, 42 edizioni tra il 1982 e il 2009 e tra il 2015 e il 2022. Aveva casa prevalente al teatro Parioli, in Roma, e ridefiniva il genere del salotto televisivo per andare incontro alle esigenze e ai gusti di un pubblico assai vasto e vario come quello dei telespettatori di una rete commerciale.

Dalla televisione alle Chat rooms

L’ultimo passaggio di questo nostro excursus, incompleto e dissipato, ha, per forza di cose, la stazione nell’universo della rete e dei social. Le cosiddette chat-rooms “stanze di conversazione” sono luoghi virtuali dove più persone possono conversare contemporaneamente, attraverso lo scambio di messaggi di testo, su argomenti specifici.

È un’evoluzione certamente democratica, nella misura che amplia enormemente il bacino di utenti, caratterizzata da una maggiore informalità e da una variabilità di temi molto elevata, che ha spesso scarsa finalità pratica. Il linguaggio stesso, che come avevamo visto sopra era intenzionalmente tenuto ad un registro medio nei salotti letterari, subisce nelle chat un ulteriore e forte abbassamento sia per complessità sintattica, che per correttezza grammaticale, sacrificando forma (e contenuto) alle esigenze della comunicazione contemporanea che mira alla velocità e alla varietà.


(*) consigli di lettura: se volete scoprire la vita appassionata di Platone, leggete il romanzo di Matteo Nucci Platone. Una storia d’amore, di cui qui trovate una recensione con intervista qui.

Credits immagini

Entro una grandiosa architettura rinascimentale, che si ispira al progetto di Bramante per il rinnovamento della basilica paleocristiana di S. Pietro, si muovono i più celebri filosofi dell’antichità, alcuni dei quali sono facilmente riconoscibili: al centro Platone, che punta con un dito verso l’alto e tiene in mano il suo libro Timeo, fiancheggiato da Aristotele con l’Etica; Pitagora è invece raffigurato in primo piano intento a spiegare sul libro il diatesseron; sdraiato sulle scale con la scodella è Diogene, mentre appoggiato ad un blocco di marmo, intento a scrivere su un foglio, è il filosofo pessimista Eraclito, che ha i tratti di Michelangelo, impegnato quest’ultimo in quegli anni a dipingere la vicina Cappella Sistina. Sulla destra sono visibili Euclide, che insegna geometria agli allievi, Zoroastro con il globo celeste, Tolomeo con quello terrestre, e infine, all’estrema destra, nel personaggio con il berretto nero è l’autoritratto di Raffaello.

  • Madame de Stael, National Galleries of Scotland collection. Photo dal web, National Galleries of Scotland.
  • Il salotto di Madame de Tencin, foto dal web.
  • Isabella Teotochi Albrizzi, foto dal web.
  • Caffé Giubbe Rosse, Firenze, foto da “Firenze e dintorni”, fonte qui
  • si ringrazia lo staff di Giubbe Rosse per le chiacchiere mentre gustavamo il primo caffé della domenica mattina e per la gentilezza nel mostrarci il manifesto originale del Futurismo: vi suggeriamo di andare a fare salotto attorno a uno dei loro tavoli!
  • foto da noi scattata a fine gennaio 2026, in una bellissima e uggiosa alba fiorentina

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Cover: illustrazione © Margherita Tramutoli, hikmet, 2023

Alberto Trentin ha pubblicato varie raccolte di poesia, l’ultima è Gli attimi attigui (Digressioni, 2022). Scrive per Minima&moralia, Limina e Finnegans. Dirige la scuola di scrittura ri-creativa Alba Pratalia con Paolo Malaguti.