L’incipit è l’inizio
L’incipit è come il carattere di una persona, ti permette di capire “a pelle” se ci puoi andare d’accordo o meno! Ma cos’è esattamente l’incipit e perché è così importante? Incipit deriva dal latino incipere e significa cominciare, può essere tradotto con inizio, principio, esordio o debutto. È importante perché è quella stimolazione che ci permette di capire se una cosa ci piace o meno, se vogliamo fare qualcosa oppure no, è un concetto ad ampio raggio che possiamo applicare a un sacco di situazioni. È qualcosa che ha a che fare con quella parte di noi che alcuni chiamano intelligenza emotiva e altri intuizione.
Ogni prima azione, ogni esordio, segna il passo successivo: questo il motivo per cui l’incipit nella comunicazione scritta o visiva è fondamentale. Per un film è la prima sequenza di immagini, per un romanzo o un racconto è la prima pagina, quella che ti farà scegliere se continuare nella lettura, in un post è la prima riga: oggi il mondo della parola è uno spazio contratto e veloce!
Ma noi siamo in un salotto e quindi ci prendiamo il tempo per raccontare l’incipit straordinario di un libro che è il pretesto per divagare sull’incredibile mondo dei font o delle font, scelta del genere a piacimento, ovvero i caratteri tipografici, quelli che agli albori della stampa si chiamavano caratteri mobili.
Prendiamo spunto dal libro di Simon Garfield, Sei proprio il mio typo. La vita segreta dei caratteri tipografici (tradotto da Roberta Zuppet per i tipi della Tea nel 2015, anche se la prima edizione italiana è stata nel 2012 per Salani Editore).
Questo è l’incipit
Il 12 giugno 2005, all’università di Stanford, un uomo di mezz’età si alzò davanti a un’aula affollata di studenti per parlare dei tempi in cui frequentava un istituto assai meno prestigioso: il Reed College a Portland, nell’Oregon. “Nel campus”, raccontò, “ogni cartellone, ogni etichetta di ogni singolo cassetto erano elegantemente scritti a mano. Poiché mi ero ritirato e non avevo l’obbligo di seguire le normali lezioni, decisi di iscrivermi a un corso di calligrafia. Imparai a distinguere i caratteri con e senza grazie, a variare la quantità di spazio tra diversi gruppi di lettere, e capii cosa rende grande la grande tipografia. Fu uno splendido viaggio tra storia e arte, ricco di sfumature che la scienza non sarebbe in grado di comprendere, e lo trovai affascinante.”
All’epoca aveva creduto che quelle nozioni non gli sarebbero servite a nulla nella vita, ma si sbagliava. Di lì a dieci anni, Steve Jobs -era così che si chiamava quel tizio- aveva progettato il primo computer Macintosh, una macchina con una particolarità assolutamente inedita: un’ampia gamma di font. Oltre ai caratteri ormai noti come il Times New Roman e l’Helvetica, Jobs ne aveva introdotti di nuovi, evidentemente curandone molto l’aspetto e i nomi. Li aveva chiamati come le sue città preferite, per esempio il Chicago e il Toronto. Aveva cercato di renderli originali e aggraziati come la calligrafia che aveva avuto occasione di ammirare dieci anni prima, e almeno due – il Venice e il Los Angeles- parevano scritti a mano.
Fu l’inizio di un’autentica rivoluzione nel nostro rapporto quotidiano con le lettere e i caratteri tipografici.
Cosa producono in noi queste righe? La curiosità. E come lo fanno? Trasformano una storia comune -uno sconosciuto che parla- in una storia speciale -chi parla non è uno qualsiasi ma Steve Jobs. Ecco cosa fa Simon Garfield: rende una storia banale in una storia “con carattere” e nel suo caso è più che mai azzeccato definirla così!
Assodato che l’incipit funziona, il libro di Garfield è uno di quelli da tenere a portata di mano perché è proprio spassoso. Ricco di aneddoti e curiosità, non solo ci immerge nella storia dei caratteri ma ci racconta il modo in cui questi ci possono avere influenzato in alcune scelte, senza nemmeno che ce ne rendessimo conto. Così, dopo aver letto questo libro, ogni volta che ne avrai in mano uno, non ti basterà più sentire la pesantezza della carta o il suo profumo, né la cura della stampa e dell’impaginazione, no, non più, cercherai il suo carattere e ti ricorderai della storia che ogni font, maschile o femminile che sia il genere con cui vorrai riconoscerla, porta con sé, un piccolo mondo fatto di storie e di persone.
Il carattere del font e alcuni aneddoti
Prima di riportare qui alcune storie veramente curiose, sappiate che un’altra cosa assai particolare -e qui plauso alla casa editrice- è che nel libro sono stati utilizzati una moltitudine di caratteri e il cambio di font agevola il flusso dello storytelling di Garfield, che già di per sé ha una bellissima scrittura.
La “frase di presentazione”
the quick brown fox jumps over the lazy dog ovvero la rapida volpe marrone scavalca il cane pigro … ma cosa vuol dire? Nulla! È una frase senza significato ma è un pangramma e cioè una frase contenente tutte le lettere dell’alfabeto. Già questo è triggerante ma perché è importante? Usare questa “frase di presentazione” è il modo migliore per mettere alla prova un carattere e controllare che non abbia nulla di sconveniente. Per esempio, la proporzione tra gli spazi [*] o le altezze, tutti aspetti che coinvolgono maggiormente i designer ma che il lettore finale, che sia un libro o il payoff di un’azienda, può osservare con variabile attenzione.
[*] lo sai che c’è una vera e proprio “scienza della spaziatura”? si chiama crenatura o kerning e assicura una serie di principi, tipo che le lettere inclinate come la A o la V si avvicinino a quelle adiacenti, diventando piacevoli all’occhio. Kerning deriva da kern che è a parte del carattere che sporge al di sopra o al di sotto del corpo del carattere e che invade lo spazio della lettera che gli sta accanto, sia che preceda o che segua.
Qual è il carattere perfetto per un profumo?
Optima, font usata per CINÉMA, Eau de Parfum di Yves Saint Laurent. L’autore del libro racconta che il suo inventore, un disegnatore tedesco, impiegò più di tre anni per la creazione del nuovo carattere e lo definisce un typo molto originale, un ibrido tra qualcosa di rispettosamente romano nella struttura e qualcosa di moderno e sans serif nella forma. La prossima volta che andrete in profumeria, fateci caso!
Le font fanno riaffiorare i ricordi con la stessa vividezza dei profumi
Questa è una delle frasi preferite del libro. Si trova verso la fine, nel capitolo Le font peggiori del mondo. Garfield è particolarmente severo con il TRAJAN perché, per lui, rievoca pessime scelte cinematografiche e racconta della fissa di Rassell Crowe per questa font al punto tale che accettava o meno un copione solo se l’ufficio marketing prometteva di usare il Trajan su tutto il materiale pubblicitario! Consiglia di guardare un video buffo e piuttosto allarmante su YT, che noi linkiamo qui: Trajan is the Movie Font.
Leggibilità
Garfield affronta anche il tema della leggibilità dei caratteri. Questo aspetto è assai interessante perché lui si è posto il problema immaginando la facilità o la difficoltà con cui il carattere è letto su carta, non più di un anno fa in Europa è stata pubblicata una direttiva a tutela dell’accessibilità ai siti web per tutti i cittadini e la leggibilità è uno dei criteri di valutazione, assieme a molti altri, ma questa è tutta un’altra storia.
Quali sono i caratteri che abbiamo scelto per aloxymera?
Una volta scelta la font del logo, ci sono stati lunghi confronti per la scelta del carattere da utilizzare e alla fine ne abbiamo scelti due: uno è dedicato solo al nostro salotto e ora vi diciamo perché.
Parkinsans
La nostra graphic designer lo ha definito così: «Sans-serif geometrico progettato da Red Stone, combina linee moderne e una forma umana. Comunica in modo empatico, equilibrando professionalità e accessibilità, ed è ideale per contesti dove il messaggio deve arrivare in modo diretto e comprensibile.»
Lo abbiamo scelto perché per noi trasmette empatia e energia, si armonizza con le ellissi del logo e con la scintilla, un desiderio che ci spinge a entrare in sintonia con chi ci richiede collaborazione e ci spinge a trovare l’idea, lo scintillio luminoso dell’intuizione. Inoltre, risponde a due principi: umano e accessibile, ha a che fare con il nostro valore di sostenibilità, che diachiariamo anche nel manifesto.
DM Sans
La nostra graphic designer lo ha definito così: «DM Sans è un design Sans Serif geometrico a basso contrasto, ottimizzato per testi a corpo ridotto, mantenendo chiarezza e leggibilità. È stato progettato da Colophon Foundry (Regno Unito), partendo dalla porzione latina di Poppins di Indian Type Foundry.»
Ci piace perché ha una geometria semplice e chiara, ha uno stile attuale ed è funzionale a ciò che raccontiamo nelle pagine del nostro sito.
Lora
La nostra graphic designer lo ha definito così: «Serif contemporaneo sviluppato da Cyreal, ben bilanciato e con radici calligrafiche. Grazie al contrasto moderato e alla versatilità, è ideale per testi lunghi e discorsivi, in particolare sul web e negli articoli del blog. Ottimizzato per la lettura su schermo, mantiene un’eccellente resa anche su carta, aggiungendo un tocco di eleganza e classicità alla comunicazione.»
Lo abbiamo cercato a lungo, questo carattere! Volevamo trovare qualcosa che distinguesse questa pagina, non solo per lo sfondo bianco, abbandonando così il nero a basso impatto di consumo energetico. Il carattere Lora richiama la lettura di un libro, il suo essere graziato rende meno faticoso il lavoro dei nostri occhi che a lungo stanno di fronte a uno schermo e la sua morbidezza si presta bene alla lettura di ciò che viene scritto in questo luogo.
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Cover: fotografia © Raffaello Bassotto, catalogo OBJECT 2014-2017, 2017