Ci sono espressioni che usiamo così spesso da non chiederci più da dove arrivino. Una di queste è amore platonico.
La usiamo per indicare un amore ideale, impossibile, privo di contatto fisico. Un sentimento che esisterebbe quasi soltanto nella mente. Eppure, se Platone potesse ascoltarci, probabilmente dapprima sorriderebbe e poi avrebbe parecchio da obiettare. L’amore platonico non è platonico!
Cos’è l’amore per Platone?
Perché l’amore platonico, nel senso in cui lo intendiamo oggi, con Platone ha poco a che fare.
Anzi, forse rappresenta uno dei più grandi fraintendimenti culturali degli ultimi secoli. È uno di quei casi in cui la storia ha preso un’idea, l’ha trasformata e alla fine l’ha restituita completamente diversa da com’era all’origine.
Per Platone l’amore non nasce lontano dal corpo. Nasce nel corpo.
Cresce nello sguardo, nella bellezza che ci colpisce, nel desiderio che ci mette in movimento. L’eros non è qualcosa da reprimere o da superare. È forza vitale, spinta che ci trascina fuori da noi stessi e ci costringe a cercare.
Cercare una persona, la verità e/o una forma più alta di bellezza.
L’equivoco sul senso dell’aggettivo platonico posto a fianco alla parola amore nasce probabilmente dal fatto che siamo abituati a ricordare il punto di arrivo del pensiero platonico, dimenticandone il punto di partenza. Ma nei dialoghi di Platone l’amore non è mai una fuga dalla vita. È il contrario: è ciò che ci coinvolge più profondamente nella vita.
Forse la vera questione è che abbiamo frainteso proprio Platone!
Lo immaginiamo immobile come una scultura che ritrae uno dei tanti personaggi storici che vediamo nei musei, ma lui era tutt’altro che immobile: nella sua lunga vita è sempre stato in movimento.
Lo pensiamo come un filosofo severo, distante, immerso nelle astrazioni. Dimentichiamo che era un uomo che osservava le persone, che soffriva per le amicizie perdute, che si interrogava sul desiderio, che cercava di capire perché gli esseri umani continuino a inseguire ciò che li rende felici e, a volte, ciò che li ferisce.

Il Platone di Nucci
Se siamo qui a svelare il fraintendimento dell’amore platonico è solo grazie a un potentissimo libro che, non a caso, è entrato nella sestina finalista del Premio Strega: Platone. Una storia d’amore di Matteo Nucci.
Ultimo lavoro dell’autore. Un romanzo. Anzi, la prima biografia romanzata dedicate a uno dei più influenti filosofi dell’Occidente, forse il più grande, direbbe Nucci. L’importanza e la grandezza di questo libro sta nel tentativo [riuscito] di restituire a Platone la sua voce, percorrendone la vita.
la sua voce lieve di cigno -definisce Nucci- quel tono e quella inclinazione nelle parole che segnano il ritmo dell’intero romanzo, così da farla diventare familiare alle orecchie del lettore. E poi la vita: la possibilità di osservare il filosofo fin dalla sua nascita, quando il padre Aristone lo alza al cielo e proclama per tre volte il suo nome, Aristocle. E ancora, nel corpo del giovane che lascia Aristocle e diventa Platone, nella sua pienezza e maturità. Infine, Platone nella sua vecchiaia di saggio che ama la vita
Dunque, non il Platone delle sintesi scolastiche, ma dei Dialoghi. Ovvero; l’uomo, l’amico, il viaggiatore, lo scrittore e il fondatore dell’Accademia. Il discepolo che non ha mai smesso di confrontarsi con l’ombra di Socrate.
E soprattutto l’uomo attraversato dall’eros.
Non è un caso che nelle pagine finali del libro Nucci voglia tornare un’ultima volta sul tema dell’amore platonico, per confutare eventuali residui di dubbio. Prima, prima di quel paragrafo, lo scrittore compie un percorso lungo centinaia di pagine durante le quali Platone vive, desidera, soffre, perde, si entusiasma, viaggia, scrive.
Ed è qui la maestria: Platone non viene spiegato. Viene messo in scena.
La voce di Platone
Le migliori parole per evidenziare la cifra della sua scrittura sono quelle di Umberto Galimberti:
[…] l’altra caratteristica molto bella di questo libro è che Matteo Nucci fa dialogare tutti i personaggi del romanzo attraverso le parole dei dialoghi di Platone. Platone non ha mai scritto un saggio di filosofia, ha sempre scritto solo dialoghi e Nucci prende i testi di questi dialoghi e li mette in bocca ai vari personaggi, in modo tale che uno che legge questo libro, anche se non ha competenze filosofiche, anche se non ha mai letto Platone, alla fina sa cosa ha pensato Platone […]
Forse è questa una delle intuizioni più felici del romanzo: la filosofia non nasce da una lezione, ma da una conversazione, da una domanda, da un incontro. Così il lettore finisce per conoscere Platone nello stesso modo in cui Platone invitava a conoscere il mondo: attraverso l’esperienza e il dialogo.
Platone svelato
Pagina dopo pagina emerge una figura sorprendentemente lontana dall’immagine stereotipata che la maggior parte di noi conserva. Un uomo per cui conoscere significa desiderare. Un uomo per cui la ricerca della verità non è separabile dalla passione.
A un certo punto del romanzo, Nucci scrive:
Filosofare. Amare la sapienza. Inseguirla con passione. Tendere con tutta l’anima verso qualcosa che ci sfugge sempre.
Forse è proprio qui che si nasconde la chiave del libro. E forse anche la chiave per comprendere Platone. Perché ciò che ci sfugge non è soltanto la sapienza. Ci sfuggono le persone che amiamo. Ci sfugge la felicità. Ci sfugge il significato delle cose. Eppure continuiamo a cercarle.
Per Platone, l’amore non è assenza di desiderio. È desiderio allo stato puro.
Forse, allora, il vero fraintendimento non riguarda soltanto l’amore platonico, che è stato lo spunto che ci ha portato a questo articolo.
Forse riguarda Platone stesso.
Platone. Una storia d’amore
Il tempo ha trasformato un uomo attraversato dalle passioni in un simbolo dell’astrazione. Matteo Nucci compie il percorso inverso: restituisce al filosofo un’identità coerente con l’uomo che è stato. E nel farlo ci ricorda qualcosa che vale ancora oggi, è questo il lascito più attuale di Platone.
Nessun amore o amicizia o qualsiasi sentimento è vero senza esserne attraversati nel corpo. Eros è il motore immobile di tutto ciò: del pensare, dell’agire e di ogni grande ricerca, spirituale, filosofica o umana.
Le idee più grandi non nascono lontano dall’esperienza. Nascono dentro la vita.
Mi stavo sbagliando. In realtà Platone aveva ripreso a incanalare tutto il suo desiderio nel lavoro, scrivendo dalle prime luci dell’alba a volte fino a notte. Fui felice, tempo dopo, di sapere che quella sera aveva fatto molto tardi per immaginare un discorso dedicato a Eros da Aristofane. Scrisse poche righe. Costituiscono l’embrione di uno dei più potenti fra i miti creati da Platone. Allora però non erano che poche parole. Suonano così:
“Due di uno. Fare di due uno. Questo è l’amore. Due e uno, da due uno solo. Unirsi per sempre. Non posso dirlo che per enigmi”.
La prima citazione in corsivo è tratta dal reel dell’intervista a Galimberti. La seconda citazione in corsivo è tratta dal libro Platone. Una storia d’amore.
Matteo Nucci giornalista e scrittore di romanzi e saggi. Ha pubblicato con Ponte alle Grazie i romanzi Sono comuni le cose degli amici (2009, finalista al Premio Strega), Il toro non sbaglia mai (2011), È giusto obbedire alla notte (2017, finalista al Premio Strega) e il saggio narrativo L’abisso di Eros (2018). Per Einaudi sono usciti una nuova edizione del Simposio di Platone (2009) e i saggi narrativi Le lacrime degli eroi (2013), Achille e Odisseo. La ferocia e l’inganno (2020), Il grido di Pan (2023). Con HarperCollins ha pubblicato il romanzo Sono difficili le cose belle (2022) e il saggio Sognava i leoni. L’eroismo fragile di Ernest Hemingway (2024). Nel 2025 esce per i tipi di Feltrinelli Platone. Una storia d’amore. I racconti sono apparsi in riviste, antologie, eBook.
Qualche curiosità su Platone l’ha raccontata anche Alberto Trentin nella rubrica che pubbliba nel nostro salotto dedicata alle parole: clicca qui.