Lorenzo Colantoni, giornalista, fotoreporter e scrittore, spiaga la sostenibilità attraverso un viaggio lungo la corrente del Golfo. L’esperienza diretta è il miglior strumento per comprendere l’urgenza e la criticità di un ecosistema che sta cambiando. Al contempo, però, mostra alcune possibili soluzioni, e questo punto di vista è ciò che più ci interessa.
Abbiamo conosciuto Lorenzo Colantoni a Firenze in un incontro dedicato al reportage sulla presenza del lupo in Italia e sulla sua convivenza con l’essere umano, l’articolo era stato pubblicato per i tipi della rivista di giornalismo a fumetti La Revue, con le illustrazioni di Andrea Serio.
Lorenzo parla come scrive, o scrive come parla: diretto, preciso, coinvolgente. La sua dote narrativa è potenziata dall’esperienza: racconta di ciò che vede e delle persone che incontra, è un arricchimento continuo. Nel libro lungo la corrente. viaggio nell’europa che affronta il cambiamento climatico queste sue caratteristiche si percepiscono costantemente, anche per il lettore che non l’ha conosciuto. Nei luoghi che visita, ambiente e persone si intersecano come linee di costellazioni marine. Azzorre / Andalsia / Galles e Scozia / Artico. Gisela e José, Antero. Elena, Carlos, Alfonso e Sergio, Maria e Antonio. Peter, Emma e John, Andrew, Norman. Jarmo, Tuomas e Penti, Heni e Artto.
La sostenibilità non è un concetto astratto ma deve diventare uno stile di vita, per le persone e per le aziende. Qui desideriamo solo darvi qualche suggestione del libro, il suggerimento però è solo uno: leggetelo!
Il clima cambia la nostra vita: perché non possiamo più aspettare
C’è un fiume invisibile che attraversa l’Atlantico. Non si vede sulle mappe, non ha un nome sulle carte geografiche dei nostri smartphone, eppure da secoli regola il clima dell’Europa, i raccolti dei campi andalusi, la neve sulle montagne della Lapponia, la pioggia che cade sulle isole britanniche. Il suo nome comune è Corrente del Golfo -tutti l’abbiamo studiata alle elementari!- e quello scientifico è AMOC – Atlantic Meridional Overturning Circulation. Lei, questa incredibile e preziosissima corrente che dal Mar dei Caraibi risale fino all’estremo Nord, sta rallentando. In un certo senso, sta morendo.

Il libro è il racconto in prima persona di un giornalista ambientale e ricercatore che ha percorso sei paesi europei, dalle Azzorre alle Svalbard, passando per l’Andalusia, il Galles e la Scozia, per toccare con mano cosa significa, concretamente, vivere su una linea del fronte che si sposta ogni anno. lungo la corrente è stato accolto con grande interesse dalla critica e dai lettori ed è diventato uno dei testi più efficaci per capire perché il cambiamento climatico non è una questione astratta da delegare: è già qui, è già adesso. E, purtroppo, sta ridisegnando il territorio che abitiamo, le nostre abitudini individuali e sociali, in pratica, la nostra vita.
Il cambiamento non è solo climatico: la nostra società si sta trasformando
Parlare di cambiamento climatico come di un problema di temperature medie è riduttivo, è come se si parlasse di una guerra descrivendo solo il consumo di carburante. I dati scientifici sono necessari -e allarmanti- ma da soli non bastano a restituire la dimensione umana di ciò che sta accadendo.
Lorenzo lo sa bene e lo scrive con grande conoscenza e determinazione. Nei sei luoghi che visita non incontra solo ecosistemi in crisi: incontra persone. Balenieri delle Azzorre che vedono cambiare le rotte dei cetacei. Agricoltori andalusi che guardano la desertificazione avanzare sui loro campi. Ex minatori gallesi che esplorano funghi nelle gallerie abbandonate. Pastori lapponi che non riconoscono più gli inverni della loro infanzia. Ingegneri scozzesi che riconvertono le piattaforme petrolifere in parchi eolici.
Ogni storia ha radici profonde: questi conflitti tra uomo e territorio, tra economia e natura, non nascono con il collasso dell’AMOC. Esistono da decenni. Ma il cambiamento climatico li inasprisce, li accelera, li rende urgenti. Il cambiamento climatico non impatta solo sulla temperatura, l’informazione che più frequentemente trattano i media. No, quello che sta accadendo cambia le economie locali, i flussi migratori, le tradizioni, le identità. Cambia il territorio in cui le persone vivono, lavorano e si riconoscono.
Questo è forse il messaggio più potente del libro, e il più scomodo: il cambiamento climatico non è separabile dal cambiamento sociale. Sono la stessa cosa.
Una certezza che credevamo immutabile
Fino a pochi decenni fa, la Corrente del Golfo era considerata quasi una caratteristica permanente del continente europeo, come le Alpi o i Pirenei, qualcosa di dato per scontato. Benjamin Franklin la mappò nel Settecento per ottimizzare le rotte postali tra le colonie americane e la Gran Bretagna. Da allora, generazioni di europei hanno vissuto sotto la protezione termica di questo sistema senza mai doverci pensare. Oggi non possiamo più permettercelo.
L’AMOC, il sistema complesso di correnti termoaline di cui la Corrente del Golfo fa parte, è al suo minimo energetico da 1600 anni. Non si tratta di una fluttuazione naturale: la causa principale è l’accelerazione del riscaldamento globale di origine antropica, che sta sciogliendo i ghiacci della Groenlandia e alterando i delicati equilibri di temperatura e salinità che muovono questo gigantesco nastro trasportatore oceanico. Alcuni studi recenti hanno anticipato drammaticamente le stime sul collasso: da 700-1000 anni a 50-100. E le conseguenze di quel collasso sarebbero, per usare l’aggettivo scritto da Lorenzo, apocalittiche: il Regno Unito trasformato in una tundra, le precipitazioni del Mediterraneo stravolte, l’agricoltura europea messa in ginocchio.
Ma anche prima del collasso, cioè già oggi, i segnali sono visibili. E sono visibili soprattutto nei territori. Lorenzo lo testimonia non solo con il suo libro ma lo presenta al pubblico anche grazie a una mostra, nata con il supporto e la collaborazione di ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, cliccando qui potete vedere il progetto completo – nel video qui sotto solo un assaggio.
S.O.S. serve agire
Una delle frasi che rimangono più impresse nella lettura è questa: “Non basta più monitorare.” È la sintesi di un’urgenza che il libro costruisce pagina dopo pagina, tappa dopo tappa.
“Conosciamo più la Luna che i fondali marini”. Le parole di Lorenzo sembrano paradossali, eppure è proprio così. Le incertezze scientifiche sull’AMOC sono ancora molte, non sappiamo se il collasso sarà graduale o improvviso, se coinvolgerà prima alcune diramazioni o l’intero sistema. Ma l’incertezza non è un motivo per rimandare: è semmai un motivo per agire prima che le opzioni si riducano ulteriormente. Come ha osservato l’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, un’organizzazione scientifica che valuta studi globali sul clima) anche uno scenario a bassa probabilità di collasso va preso sul serio quando le conseguenze sono irreversibili su scala planetaria.
La posta in gioco, non è solo il clima, Lorenzo non si stanca di ribadirlo. È l’Europa come la conosciamo. Sono le comunità, i paesaggi, le economie che queste comunità hanno costruito in secoli di storia. È il territorio che abitiamo, che crediamo di conoscere, e che invece sta già cambiando sotto i nostri occhi. Probabilmente, limitando lo sguardo alla nostra comfort zone individuale, non ce ne rendiamo conto, ma basta alzare un po’ la linea dell’orizzonte per capirlo, basta aspettare qualche mese per leggere che è l’estate più calda di sempre.

C’è però un altro aspetto del libro che vale la pena sottolineare, perché rischia di perdersi nel rumore dell’allarme: la speranza. Non una speranza ingenua o consolatoria, ma concreta, incarnata nelle scelte di persone reali. I giovani permacoltori andalusi che si rifiutano di cedere le terre alla desertificazione. I gallesi che trasformano miniere di carbone in paradisi micologici. Le Azzorre che combinano turismo baleniero e ricerca scientifica. La Scozia che converte il patrimonio industriale dell’era fossile in infrastrutture per le rinnovabili. Lorenzo li definisce esempi di solarpunk: non fantascienza, ma realtà in costruzione.
Queste storie dimostrano che l’adattamento è possibile. Insegnano che le comunità hanno risorse, intelligenza e volontà. Ma dimostrano anche che la resilienza locale, da sola, non può sostituire le politiche strutturali. Le singole comunità non possono fermare il rallentamento dell’AMOC. Non possono farlo nemmeno i singoli esempi di piccole aree geografiche. Serve una presa di coscienza collettiva da parte dei Governi – e serve adesso.
Sostenibilità: questo è il momento di averne consapevolezza
lungo la corrente non è un libro che lascia indifferenti, e non è progettato per farlo. È un atto di giornalismo nel senso più alto del termine: documentare, raccontare, nominare le responsabilità, mostrare le conseguenze. Ma soprattutto suscitare quella sensazione di urgenza che spesso i report scientifici, per quanto accurati, non riescono a trasmettere.
Il cambiamento climatico non è un problema del futuro: è il più grande problema del presente. Capire questo -davvero capirlo, non solo saperlo in astratto- è il primo passo necessario. Non l’unico, ma il primo. Perché non si agisce per ciò che non si riesce a immaginare. E immaginare il territorio in cui viviamo come qualcosa di fragile, di mutevole, di dipendente da equilibri che abbiamo già iniziato a rompere, è un esercizio difficile ma indispensabile.
lungo la corrente ci aiuta a farlo. E ci ricorda che il momento per agire è oggi, non domani.
La prossima mostra
Da 20 agosto la mostra sarà al Green Man Festival, uno dei più grandi festival di musica e arte nel Regno Unito (sold out da ottobre!). Durante il periodo del festival ci sarà anche un talk dedicato alla rinaturalizzazione.



…mentre si è da poco conclusa -fino al 7 giugno- la partecipazione al Festival di Green&Blue di Repubblica, al Museo della Scienza di Milano. Le tre foto qui sopra sono state scattate a Verona – festival del Giornalismo, Villa Celimontana – Festival della Letteratura di viaggio, Parigi – Galleries Souflot della Sorbona.
Lo scorso febbraio, Lorenzo è stato premiato durante il Festival del Giornalismo per il suo lavoro di giornalista e fotografo ambientalista e lungo la corrente è stata visitata da numerose persone.
Credits fotografici
- Bloom di alghe vicino a Gotland, nel Baltico. Foto satellitare usata per capire i movimenti delle correnti tramite le alghe. Credits: © ESA/Copernicus
- Lince pardina – specie di lince che vive solo in Spagna e che è stata per decenni a un soffio dall’estinzione. Il Doñana è un’area naturale unica in Europa, è il delta del fiume Guadalquivir con una varietà straordinaria di ecosistemi e la lince è (forse) il simbolo della fragile e complessa situazione di cambiamento climatico che quest’area sta subendo. Grazie a processo di protezione, ci sono buone possibilità che la specie sia salva, ci auguriamo lo stesso per il territorio in cui vive. Credits: © Marco Barretta
- Verona. Festival del giornalismo. Panel “Oltre l’emergenza: comunicare il clima che cambia”. Marzo 2026 Credits: © Lorenzo Colantoni
- Villa Celimontana, Festival della Letteratura di viaggio. Credits: © Lorenzo Colantoni
- Parigi, Galleries Souflot della Sorbona. Credits: © Lorenzo Colantoni
Cover: collage “the big sleep”, progetto “the end” di Marta Bassotto
Lorenzo Colantoni è giornalista e ricercatore ambientale, esperto di crimini ambientali e impatto della crisi climatica. Negli ultimi anni ha collaborato attivamente con le principali agenzie ONU, Interpol, e le più rilevanti ONG internazionali (WWF, Greenpeace, Birdlife) in particolare in Amazzonia, nell’Artico, nel Sudest asiatico e in Africa Sub sahariana.
lungo la corrente. viaggio nell’Europa che affronta il cambiamento climatico di Lorenzo Colantoni è stato pubblicato nel 2024 da Laterza.
Ringraziamo molto Lorenzo per le foto che ci ha fornito e soprattutto per il lavoro di reportage che ha compiuto.